di Marta Matteini

 

Tra le tante limitazioni che ci ha imposto la pandemia c'è il contenimento dei viaggi. Sebbene non rientri tra le necessità primarie come l'alimentazione, la salute, gli affetti e il lavoro, la libertà di movimento fa sicuramente parte di quel corredo personale che accresce il benessere psicofisico. Dunque quale regalo più gradito poteva esserci di un reportage sulla Corasmia, una regione che comprende parte dell'Uzbekistan, del Turkmenistan e del Kazakistan, oggi area semidesertica, ma un tempo attraversata dalla Via della Seta (o da più Vie della Seta) e culla della civiltà persiana dove, come scrive Guido Giubbini, "Le scienze astronomiche e matematiche erano coltivate al più alto livello, le biblioteche non avevano paragone al mondo, vi era una valuta nazionale stabile e un complesso sistema fiscale, palazzi e santuari erano decorati con affreschi e sculture di soggetto sacro e profano a grandezza naturale, che mostravano influenze ellenistiche, indiane e cinesi". Un racconto avvincente quello di Giubbini che ci accompagna attraverso deserti, catene montuose, valichi e steppe sulle tracce di antichi mercanti, ma anche di poeti e filosofi di quell'Illuminismo perduto dell'Asia centrale che non esitavano ad avventurarsi in carovane per aride distese e su sentieri ghiacciati.
Tornando alla scrivania, nella calura estiva che rischia di fare dimenticare le minacce del contagio ancora presente, proseguo con alcune riflessioni sul concetto di "incuria", sollecitata dall'articolo di Gian Luca Simonini sulle piante d'inciampo. Con dovizia di particolari, l'autore ricostruisce l'origine della fascinazione britannica per rampicanti, muschi ed erbe spontanee che tapezzavano i muri, incorniciavano le scalinate e avvolgevano le balaustre di antiche magioni italiche, conferendo all'insieme un "elegante caos naturale" che attenuava le rigide geometrie del giardino all'italiana, aggiungendo fascino e mistero. E proprio da quei giardini rinascimentali italiani ridefiniti dalla vegetazione spontanea che Gertrude Jekyll, artista, fotografa e paesaggista, prese ispirazione per inserire nelle ville della nobiltà inglese muretti e lastricati le cui fessurazioni permettessero alle erbe selvatiche di prosperare.
Un'altra declinazione del paesaggio naturale è descritta da Rosanna Castrini nell'articolo sulla proprietà De Coulisse, vicino al Mare del Nord, dell'olandese Jaap de Vries, senz'altro ispirato dalla Dutch Wave e dal New Perennial Movement. "Desideravo qualcosa che sembrasse natura, anche se una natura "composta" dalla mano del giardiniere", spiega questo tecnico teatrale, pittore mancato. E così che ha creato un grande "prairie garden" senza confini, attraversato da una rete di sentieri e disseminato di graminacee e erbacee perenni da ammirare nel loro apparente "disordine" naturale.

Khiva (Uzbekistan), particolare di tabellone turistico con il tracciato della Via della Seta